Ottobre 2006

La diagnostica è un processo importante della manutenzione, se fatto bene!

 

Quando osservate un manutentore all'opera e non vedete altri strumenti che i soliti utensili (cacciaviti, pinze, amperometro, se elettricista, chiavi, estrattori, mazze, se meccanico, ma il problema è soprattutto di chi ha a che fare con i componenti elettrici) dovrebbe venirvi un primo sospetto.

 

Se poi lo vedete all'opera mentre toglie una scheda, prova a inizializzare e avviare una macchina, rimette un'altra scheda e via fino a che riesce a risolvere il guasto, a questo punto avrete una certezza: il manutentore non sta seguendo un processo diagnostico, ma procede per tentativi ed errori.

 

Certo in qualche caso non vi sono alternative, ma in genere specie oggi che i macchinari sono abbondantemente dotati di azionamenti e dispositivi elettrici/elettronici, portare con se una buona dotazione di strumenti, conoscere i principi di funzionamento della macchina, facilita il processo diagnostico e conseguentemente la ricerca delle cause prime del guasto.

 

La differenza è soprattutto qui.

 

Il procedimento per tentativi ed errori, non assicura che sia intercettata la causa prima del guasto, consente alla fine di trovare una soluzione al guasto, ma non avendo nessuna certezza sulle cause, c'è da dubitare fortemente che l'affidabilità sia ripristinata "buono come nuovo" (il componente).

 

E' l'antico dualismo fra processo induttivo e processo deduttivo.

 

A volte, paradossalmente, si può arrivare con questo metodo a sostituire un pezzo funzionante, solo perché una combinazione di eventi "nasconde" il vero problema che sembra quindi risolto, ma è per poco.

 

Rapidamente il guasto, e quindi il problema, quello "vero", si ripresenta richiedendo un successivo intervento.
Va da se che per garantire lo svolgimento corretto di un processo diagnostico, il manutentore debba essere ben formato, deve conoscere gli strumenti che utilizza e i principi di funzionamento della macchina.

 

Questo vale sia per un meccanico, sia per un elettrostrumentista, quest'ultimo si troverà poi con maggior frequenza a dover trovare un guasto dalle cause non immediatamente deducibili.

 

Una macchina ben progettata deve fornire almeno una parte degli strumenti necessari ad una corretta diagnosi, il resto lo mette il manutentore con intelligenza e competenza.

 

Si vede bene come puntare in manutenzione su manodopera economica e poco qualificata non è l'atteggiamento giusto.

 

E se nella fabbrica gran parte di questi elementi si possono facilmente tenere sotto controllo, almeno nella maggioranza dei siti, la situazione sfugge letteralmente di mano se andiamo nella manutenzione del costruito o peggio ancora nei servizi.

 

In questi settori c'è una fame atavica di ingegneria di manutenzione, ma molti ancora non lo sanno e continuano a fornire un servizio manutentivo scadente.

 

Per recuperare, non ci sono alternative, nei prossimi anni dovrà essere varato un piano di formazione che interessi gran parte del milione di addetti che operano in questi settori.

 

Maurizio Cattaneo

Dicembre2006

Manutenzione del costruito: nuove opportunità di mercato per le società d’ingegneria e per le imprese specializzate in manutenzione.

La manutenzione moderna è nata e si è sviluppata come scienza autonoma con l’avvento della produzione di massa, e la possiamo configurare come una risposta coerente ai bisogni di affidabilità e disponibilità sorti con la rivoluzione industriale, la logistica e il settore militare, prima, e la ricerca aerospaziale e nucleare, poi.

Se invece facciamo un’analisi storica, che risalga ai primordi della nostra civiltà, la manutenzione dell’ambiente costruito è la prima efficiente risposta economica alternativa alla ricostruzione del bene danneggiato.

Oggi, la manutenzione ha assunto un valore così importante fra le attività umane, al punto che nel valutare il grado di sviluppo delle nazioni, la comunità europea, utilizza la capacità di fare manutenzione fra i parametri fondamentali di giudizio.

Ciò non ostante, per tutto il novecento, se si eccettua il lavoro di pochi pionieri, la manutenzione nel costruito e nei servizi non è stata interessata dall’innovazione ed ha continuato a rappresentare un male necessario per la fruibilità dei beni.

Dal 2000 in poi la situazione è cambiata, da un lato, per la costante riduzione del mercato industriale, e poi per la progressiva espansione del mercato del costruito, dove si sono diffuse in questi anni l’ingegneria di manutenzione e la diagnostica tecnica precoce.

Per quest’ultimo aspetto, sono interessanti gli sviluppi sia nella manutenzione dei beni artistici, paesistici e archeologici, sia nella manutenzione urbana.

La manutenzione del costruito, pertanto, rappresenta oggi una sorta di nuova “frontiera” per la manutenzione.

Un mercato in espansione, inizialmente povero, ma sempre più ricco, e una buona opportunità per le nostre imprese specializzate nella manutenzione e nell’ingegneria.

Le aziende oggi impegnate soprattutto nella manutenzione industriale, con pochi accorgimenti, possono a pieno titolo beneficiare della “frontiera” espandendo le proprie attività nel mondo del costruito e dei servizi.

I fondamenti della manutenzione, infatti, se escludiamo l’ambito delle tecniche, hanno carattere generale e sono indipendenti dal settore merceologico.

I principi, l’organizzazione, l’ingegneria e la diagnostica, per citare alcune fra le principali aree d’intervento, sono quindi facilmente mutuabili fra i diversi settori.

Contrariamente a gran parte dell’industria, nel costruito, e più ancora nei servizi, il processo manutentivo si trova spesso “fuori controllo” e per nulla ottimizzato, e ciò fa nascere buone opportunità di business per le imprese specializzate.

Le tradizionali imprese che operano nell’ambito del costruito, soprattutto nell’edilizia e in alcune tipologie impiantistiche specifiche (termotecnica, idraulica, elettricità), non saranno in grado, nel breve periodo, di cogliere quest’opportunità.

L’area di sviluppo più interessante, in questo senso, è la manutenzione urbana.

Gli esperti prevedono un grande sviluppo della manutenzione nelle città, laddove troveremo i principi fondamentali e gli elementi costitutivi della manutenzione come li abbiamo conosciuti e studiati nel mondo industriale, senza soverchianti differenze.

Bisogna fare però attenzione ad una serie di complessità sociali e politiche che sono praticamente sconosciute alla manutenzione industriale.

Il tema, nonostante le prevedibili iniziali difficoltà di approccio, rimane ugualmente di grande interesse, per il sempre maggiore impatto che ha sui cittadini e, di riflesso, sugli amministratori delle città che devono realizzarne le aspettative.

La crescente complessità dei manufatti presenti nelle città, sempre più ricchi di impiantistica, richiedono una visione strategica della manutenzione, vista in una logica di sistema, che va ben oltre il semplice mantenimento del singolo edificio o di un’infrastruttura.

Il ciclo di vita della Città, se comparato ai prodotti e alle macchine industriali, è straordinariamente più lungo e ricco d’episodi di degrado e di indisponibilità, i quali solo con un’attenta manutenzione possono essere padroneggiati.

La manutenzione della città, poi, è l’elemento cardine di quella qualità urbana che rappresenta oggi una delle principali sfide della nostra società.

Una manutenzione puntuale può garantire, infatti, il raggiungimento di una qualità “sostenibile” dell’ambiente urbano, adeguata ai bisogni e alle aspettative dei cittadini.

Il mercato della manutenzione dell’ambiente costruito ed in particolare la manutenzione urbana con le sue complessità, è quindi una sfida interessante per gli esperti di ingegneria e di manutenzione che sinora hanno operato prevalentemente nel settore industriale, e un potenziale business per gli anni a venire.

Si richiede, infatti, il superamento delle attuali criticità e l’adozione di adeguate risposte organizzative in un’ottica che non deve limitarsi agli aspetti della gestione, come accade con il Facility Management, ma che deve persegue obiettivi di economicità lungo tutto il ciclo di vita dei beni, dalla progettazione alla dismissione.

Saremo all’altezza di questo importante compito?

Maurizio Cattaneo