Aprile 2007

La diagnostica è un processo importante della manutenzione, se fatto bene!

 

Quando osservate un manutentore all'opera e non vedete altri strumenti che i soliti utensili (cacciaviti, pinze, amperometro, se elettricista, chiavi, estrattori, mazze, se meccanico, ma il problema è soprattutto di chi ha a che fare con i componenti elettrici) dovrebbe venirvi un primo sospetto.

 

Se poi lo vedete all'opera mentre toglie una scheda, prova a inizializzare e avviare una macchina, rimette un'altra scheda e via fino a che riesce a risolvere il guasto, a questo punto avrete una certezza: il manutentore non sta seguendo un processo diagnostico, ma procede per tentativi ed errori.

 

Certo in qualche caso non vi sono alternative, ma in genere specie oggi che i macchinari sono abbondantemente dotati di azionamenti e dispositivi elettrici/elettronici, portare con se una buona dotazione di strumenti, conoscere i principi di funzionamento della macchina, facilita il processo diagnostico e conseguentemente la ricerca delle cause prime del guasto.

 

La differenza è soprattutto qui.

 

Il procedimento per tentativi ed errori, non assicura che sia intercettata la causa prima del guasto, consente alla fine di trovare una soluzione al guasto, ma non avendo nessuna certezza sulle cause, c'è da dubitare fortemente che l'affidabilità sia ripristinata "buono come nuovo" (il componente).

 

E' l'antico dualismo fra processo induttivo e processo deduttivo.

 

A volte, paradossalmente, si può arrivare con questo metodo a sostituire un pezzo funzionante, solo perché una combinazione di eventi "nasconde" il vero problema che sembra quindi risolto, ma è per poco.

 

Rapidamente il guasto, e quindi il problema, quello "vero", si ripresenta richiedendo un successivo intervento.
Va da se che per garantire lo svolgimento corretto di un processo diagnostico, il manutentore debba essere ben formato, deve conoscere gli strumenti che utilizza e i principi di funzionamento della macchina.

 

Questo vale sia per un meccanico, sia per un elettrostrumentista, quest'ultimo si troverà poi con maggior frequenza a dover trovare un guasto dalle cause non immediatamente deducibili.

 

Una macchina ben progettata deve fornire almeno una parte degli strumenti necessari ad una corretta diagnosi, il resto lo mette il manutentore con intelligenza e competenza.

 

Si vede bene come puntare in manutenzione su manodopera economica e poco qualificata non è l'atteggiamento giusto.

 

E se nella fabbrica gran parte di questi elementi si possono facilmente tenere sotto controllo, almeno nella maggioranza dei siti, la situazione sfugge letteralmente di mano se andiamo nella manutenzione del costruito o peggio ancora nei servizi.

 

In questi settori c'è una fame atavica di ingegneria di manutenzione, ma molti ancora non lo sanno e continuano a fornire un servizio manutentivo scadente.

 

Per recuperare, non ci sono alternative, nei prossimi anni dovrà essere varato un piano di formazione che interessi gran parte del milione di addetti che operano in questi settori.

 

Maurizio Cattaneo

Marzo 2007

Nella manutenzione degli immobili, centrale il ruolo del progettista e dell'installatore elettrico.

 

Negli ultimi anni, gli studi di progettazione elettrica e in subordine gli installatori, sono entrati di prepotenza nel business della manutenzione.

 

Poiché gran parte dell'impiantistica presente negli edifici, in un modo o nell'altro è legata ad azionamenti e logiche di tipo elettrico/elettronico, all'elettricista è assegnato il compito di fare da regista sia nelle nuove installazioni, sia appunto nella manutenzione.

 

Eventualmente per dettagli impiantistici di tipo idraulico, termotecnico o edile, c'è pur sempre il ricorso al subappalto.

 

Se si osservano gli iscritti al CNPI (circa 46.000 periti in Italia) circa la metà (48%) appartengono alla specializzazione elettrica/elettronica, il 21% alla meccanica, il 12% all'Edilizia, il 5% ai termotecnici, tutti mestieri con forti interessi nella manutenzione, e il restante 14% si divide le 21 specializzazioni rimanenti.

 

Lo scorso anno (2006) ho partecipato ad una serie di seminari di formazione dedicati alla manutenzione elettrica organizzati dal CNPI. I periti elettrotecnici (che svolgono prevalentemente mansioni di progettazione degli impianti elettrici) prevedono che la quota del loro lavoro destinata alla manutenzione sia decuplicata nei prossimi anni.

 

Affinché ciò avvenga appare importante il consolidamento della filiera progettazione-installazione-cliente, come sostiene Sergio Zen, Presidente della Federazione Installatori Elettrici della Confartigianato.

 

Così è tutto un fiorire di manifestazioni, corsi di formazione e qualificazione professionale, secondo uno stile che è tipico di chi si occupa di elettricità.

 

Non va dimenticato che proprio la CEI, prima ancora dell'UNI, definì negli anni '70 le prime norme sulla progettazione e sulla manutenzione degli impianti elettrici. L'UNI poi, verso la fine degli anni '80, ne assimilò i principi in occasione dell'avvio della Commissione Manutenzione e della suite normativa da essa scaturita nel decennio successivo.

 

Le norme UNI sulla manutenzione devono molta parte delle nozioni fondamentali e della terminologia alle preesistenti norme CEI.

 

Ecco perché, in definitiva, la "filiera" elettrica è in pole position per progettare e gestire da protagonista la manutenzione nel settore del'edilizia, in particolare di quella specializzata (Banche, Ospedali, Centri Commerciali, Uffici, ecc.), nel settore industriale e nella PMI, garantendo all'utente sicurezza, funzionalità e conservazione del valore patrimoniale

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Maurizio Cattaneo