Alinea Editrice, collana Processo Edilizio – Firenze 2004 – prezzo di copertina € 15 - pp. 168
La letteratura sulla manutenzione si è arricchita in questi ultimi anni di numerosi contributi redatti nella nostra lingua da autori italiani.
Non si può però affermare che questi libri abbiano contribuito ad allargare l’orizzonte della cultura manutentiva.
Troppe generalizzazioni; frequenti strafalcioni su contenuti prettamente tecnici, ma privi di una dose sufficiente di accuratezza; mancanza di idee; stravolgimenti imperdonabili nella descrizione di procedure peraltro note da anni ma presentate come fossero novità; scarsa finalizzazione nel descrivere le opportunità di cambiamento che il testo promette, ma solo promette; tentativo di universalizzare strumenti operativi che si rivelano adatti solo a specifiche realtà aziendali; scopiazzature da altri autori senza citare la fonte.
Per fare solo qualche esempio.
Una nuova pubblicazione, quando avviene, è sempre una festa perché in fondo si tratta di una materia nella quale professionalmente e personalmente sono da anni impegnato, poi, però, la delusione prende spesso il sopravvento.
La lettura diventa così un “dovere”, e giunto all’ultima pagina archivio il libro, che rapidamente scompare nello scaffale.
Il libro di Michele Di Sivo non appartiene a questa categoria.
Certo non è di facile lettura, è ricco di citazioni, ha un taglio filosofico, obbliga a rallentare sui tornanti delle sue considerazioni. Però è interessante. Si può anche non essere d’accordo su alcune conclusioni, ma non è mai banale.
Manutenzione Urbana fa riflettere. Non c’è una formula e nemmeno un disegno. Si parla di manutenzione della città, un argomento solo apparentemente distante dalla manutenzione industriale, ma certamente più vicino a ciascuno di noi in quanto evidenzia una realtà nella quale noi tutti siamo immersi, non solo uno sparuto gruppo di specialisti della materia.
Il testo è organicamente diviso in quattro parti, tutte attraversate da un unico filo conduttore: il tema della sostenibilità.
Manutenzione Urbana si svolge dunque lungo quattro direttrici:
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Sostenibilità e manutenzione urbana, dove l’autore percorre alcuni temi cari all’argomento sostenibilità dal Rapporto MIT per il Club di Roma (1972) al Rapporto Burtland (1987), passando per Jeremy Rifkin, l’entropia (il “disordine dell’universo”, che evolve verso stati entropici sempre più elevati) e le tre leggi della termodinamica, per il “recupero della natura”, fino a postulare la necessità di una cura, manutenzione, conservazione (che poi sono tre sinonimi) della città come rimedio al degrado e allo spreco di risorse.
La manutenzione quindi come fatto economico, in tutti i sensi.
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Cura, tempo e manutenzione, dove un evento internazionale l’Earth Summit di Rio (1992), testimone di uno sviluppo incontrollato e sconsiderato dell’ambiente, è l’occasione per iniziare a ragionare sulle azioni da svolgere.
L’ambiente urbano, si afferma nel summit di Rio, “viene riconosciuto come sistema”.
Innanzitutto ci deve essere “cura”, così scrive Di Sivo, accompagnando questa nota con dotte osservazioni (Cartesio e Aristotele), alla “cultura dell’usa e getta va contrapposta la cultura della responsabilità”.
Non poteva mancare poi, prima di arrivare alla manutenzione, la nozione del tempo.
L’ambiente costruito è caratterizzato, infatti, da oggetti che hanno lunghissimi cicli di vita, nell’ordine delle decine d’anni se non dei secoli.
La manutenzione infine si sostanzia prima di tutto nella manutenibilità, ossia nel permeare di manutenzione tutta la fase di progettazione.
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Qualità e manutenzione, dove si afferma che fare manutenzione significa operare nel verso della qualità, non una qualità in senso astratto, ma una qualità “antitesi della quantità”.
Sembra un sofisma, ma leggendo fra le righe, Di Sivo va oltre la qualità come mero strumento e la intende in senso più ampio, anche estetico.
Per sottolineare questa affermazione coinvolge autentici giganti del calibro di Galileo, Hobbes e Cartesio.
In definitiva significa osservare la qualità come valore e non come semplice caratteristica.
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Manutenzione urbana come strategia, è un po’ l’elemento centrale del libro anche se giunge alla fine, dove l’autore afferma il principio che la manutenzione urbana “deve uscire dall’universo dello straordinario per avviarsi verso il mondo dell’ordinario, diventando strumento di conservazione ragionata della città”. Ciò non ostante l’ambiente costruito sia “segnato da imprevedibili casualità”.
Una precisa visione “moderna” del ruolo della manutenzione in un mondo caratterizzato dal passaggio “da una fase di sviluppo ad una di conservazione”, in un mondo che esprime “una diffusa e generalizzata domanda di manutenzione”.
Questo ruolo può essere focalizzato solo superando le “difficoltà insite nel trasferimento di teorie e metodi della cultura manutentiva industriale a quella urbana”, fra due ambienti cioè ugualmente complessi ma diversi.
La quarta parte si chiude con un riferimento ai Laboratori di Quartiere, un argomento caro a Giovanni Ferracuti del quale Michele Di Sivo è l’erede culturale.
I Laboratori di Quartiere, rappresentano il luogo della partecipazione dell’utilizzatore ai processi della manutenzione. I laboratori, ed altre iniziative partecipative, sono una sorta di “Manutenzione Autonoma” applicata alla realtà urbana. La dimostrazione che anche in questo settore, come nella fabbrica automobilistica di Nakajima, si sente il bisogno di mettere al centro dei processi manutentivi l’utilizzatore.
Michele Di Sivo concepisce la manutenzione urbana e la analizza usando un approccio sistemico.
L’approfondimento degli aspetti tecnici ed operativi, cui pure è dedicato qua e là dello spazio, è perfettamente inutile se non sono definiti prioritariamente una visione, gli scopi, i processi organizzativi conseguenti ed i criteri di misura, controllo e regolazione del sistema.
Nella manutenzione urbana siamo ancora in questa fase “in mezzo al guado”, prenderne atto significa avere a che fare con il mondo del reale, in contrapposizione con teorie e metodi che procedendo in ordine sparso ottengono a volte risultati opposti a quelle che erano le reali intenzioni.
L’approccio usato in Manutenzione Urbana ritengo sia in perfetta sintonia con l’ultimo libro di Gianfranco Dioguardi (che definirei un intellettuale esperto di economia con l’hobby della manutenzione) “Sistemi Organizzativi”, pubblicato qualche settimana fa, dove peraltro le considerazioni sui sistemi occupano una buona metà dei ragionamenti.
Nella manutenzione urbana mi pare importante parlare di Politica Manutentiva, prima ancora che di politiche manutentive. Ossia occorre definire un pensiero comune che raccordi le esigenze dei cittadini (come utenti) rispetto agli enti pubblici, alle istituzioni private e alle imprese di manutenzione (come proprietari e/o gestori).
Per questo affrontare il tema della manutenzione da un punto di vista filosofico è funzionale al raggiungimento degli scopi che l’autore si propone.
Non si tratta di mettere a punto le tecniche manutentive più idonee, almeno in questa fase, ma è importante innanzitutto concordare dei parametri di prestazione accettabili da parte di tutti gli attori e definire un livello di servizio che consenta il mantenimento della prestazione a questi livelli definiti.
La Politica gioca in questo discorso un ruolo di primo piano, anche come indirizzo da fornire ad utenti e gestori su un possibile equilibrio di valori e prospettive. Un approccio sostenibile appunto, ossia la “radiazione fossile” che troviamo in tutto il testo di Michele Di Sivo.
Ancona, 24 Marzo 2005
Maurizio Cattaneo